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Depressione e disturbi dell'umore

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uomo giovane in camera da letto in disordine coricato vestito su letto sfatto

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Sintomi e manifestazioni più frequenti

 

1. Sintomi emotivi

 

Tristezza persistente:

 

Non si tratta di una tristezza legata a un evento specifico, ma di uno stato emotivo di fondo che tende a colorare l’intera esperienza quotidiana. È una sensazione di vuoto o di peso interiore che fatica ad attenuarsi, anche in presenza di situazioni normalmente piacevoli.

 

Irritabilità:


L’umore depresso può manifestarsi non solo come chiusura o malinconia, ma anche come una soglia di tolleranza molto bassa. Piccole frustrazioni o stimoli minimi possono generare reazioni sproporzionate, spesso seguite da senso di colpa o ulteriore autosvalutazione

 

Perdita di interesse o piacere:


Attività un tempo significative smettono di suscitare coinvolgimento emotivo. Non è una scelta volontaria, ma un progressivo spegnimento della capacità di provare piacere, che rafforza il senso di distanza da sé e dagli altri.

 

2. Sintomi cognitivi

 

Difficoltà di concentrazione:


La mente appare rallentata o dispersa, con un flusso di pensieri frammentato. Compiti semplici richiedono uno sforzo eccessivo, alimentando la percezione di inefficacia personale e di perdita di controllo sulle proprie capacità.

 

Autovalutazioni negative:


L’immagine di sé diventa rigida e severa. Errori o limiti vengono interpretati come prove di inadeguatezza globale, mentre le qualità personali tendono a essere minimizzate o ignorate.

 

Pensieri ricorrenti di autosvalutazione


La mente torna insistentemente su giudizi negativi già noti, creando un dialogo interno critico e punitivo. Questi pensieri non vengono vissuti come ipotesi, ma come verità, rafforzando la bassa autostima.

Nella complessità del panorama clinico contemporaneo, la depressione non può essere ridotta a una semplice variazione del tono dell’umore o a una tristezza passeggera. Essa si configura piuttosto come una frattura profonda nel modo in cui l'individuo percepisce se stesso in rapporto al mondo e, soprattutto, agli altri. Se la tristezza è un’emozione fisiologica legata a una perdita, la depressione si presenta come uno stato di scollamento dalla vitalità relazionale, dove il desiderio si spegne e il futuro appare privo di orizzonti. Nell’ottica della psicoterapia ad orientamento interpersonale, i disturbi dell’umore non nascono in un vuoto biologico, ma sono strettamente intrecciati alla qualità della vita sociale del soggetto, emergendo spesso laddove un legame significativo si è interrotto, trasformato o è diventato fonte di conflitto irrisolvibile.

Il disturbo depressivo e le alterazioni dell'umore rappresentano una forma di "ritiro" dal mondo. Chi attraversa queste fasi sperimenta spesso la sensazione che il ponte tra sé e l’esterno sia crollato. La prospettiva interpersonale suggerisce che la vulnerabilità depressiva sia intimamente legata alla nostra natura di esseri sociali: il benessere psicologico dipende dalla capacità di negoziare ruoli, gestire transizioni e mantenere scambi affettivi nutrienti. Quando queste dinamiche si inceppano — a causa di un lutto, di un cambiamento lavorativo non elaborato o di una solitudine cronica — il sistema emotivo risponde con una sorta di "spegnimento". In questo senso, la depressione non è solo una sofferenza individuale, ma la manifestazione di una crisi che riguarda la rete di rapporti in cui il soggetto è immerso, segnalando la necessità di ricostruire un senso di appartenenza e di efficacia relazionale.

I sintomi della depressione si manifestano come una spossatezza che attraversa sia il corpo che la mente, rendendo faticose anche le azioni più elementari. Sul piano fisico, si osserva frequentemente un'alterazione dei ritmi vitali, con disturbi del sonno che vanno dall'insonnia all'ipersonnia, e variazioni dell'appetito che riflettono una perdita generale di slancio. Tuttavia, è nel vissuto soggettivo che il disagio si fa più acuto: l'anedonia, ovvero l'incapacità di provare piacere per attività un tempo gratificanti, si accompagna a un senso di vuoto o a una colpa pervasiva. I pensieri diventano circolari e autosvalutativi, alimentando un isolamento che non è solo fisico, ma psicologico.

Questa sintomatologia ha un impatto diretto sulla sfera delle relazioni umane. Il rallentamento psicomotorio e la difficoltà di concentrazione rendono problematica la comunicazione, portando spesso il soggetto a percepire gli altri come distanti o incapaci di comprendere il proprio dolore. Allo stesso modo, l'irritabilità o il ritiro sociale possono generare malintesi all'interno della cerchia familiare o professionale, creando un circolo vizioso in cui il malessere alimenta l'isolamento e l'isolamento, a sua volta, aggrava la depressione. Il sintomo diventa così una barriera che impedisce quella reciprocità necessaria per la guarigione, trasformando l'esistenza in un'esperienza di solitudine profonda, anche in presenza di altre persone.

Il lavoro dello psicoterapeuta ad orientamento interpersonale si fonda sulla convinzione che la cura della depressione passi necessariamente attraverso il ripristino dei legami significativi. L'intervento non mira a una generica esplorazione del passato, ma si focalizza con pragmatismo sulle difficoltà che il paziente incontra nel suo presente relazionale. Il primo obiettivo della terapia è aiutare il soggetto a identificare l'evento scatenante o la dinamica interpersonale che ha innescato la fase depressiva. Che si tratti di un lutto non elaborato, di un conflitto di ruolo o di una transizione di vita mal gestita, dare un nome al contesto relazionale del disagio permette di sottrarre la depressione alla sua apparente assurdità, restituendole un significato comprensibile.

Nel corso del processo terapeutico, il professionista si pone come una figura di supporto attivo, che accompagna il paziente nello sviluppo di nuove strategie comunicative e nella rinegoziazione dei propri ruoli sociali. Si lavora per superare l'isolamento, incoraggiando il soggetto a riaprire canali di scambio e a gestire le dispute interpersonali in modo più costruttivo. La relazione terapeutica stessa diventa così un laboratorio di cambiamento: uno spazio protetto e professionale dove sperimentare la possibilità di essere ascoltati e compresi senza giudizio. Attraverso questo percorso, la persona depressa impara a trasformare il silenzio del sintomo in una parola capace di chiedere e ricevere sostegno, ritrovando gradualmente la forza per rientrare nella trama della propria vita e dei propri affetti.