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Disturbo da stress post-traumatico (PTSD)

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Descrizione

 

 Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD) si sviluppa in seguito a uno o più eventi traumatici che hanno esposto la persona a una minaccia reale o percepita per la propria integrità fisica o psicologica. Può trattarsi di esperienze dirette, come incidenti, aggressioni o lutti improvvisi, oppure indirette, come l’assistere a eventi traumatici o essere esposti a racconti ripetuti di situazioni estreme.

A differenza di una normale reazione allo stress, che tende a ridursi nel tempo, nel PTSD l’esperienza traumatica non viene integrata, ma continua a ripresentarsi come se fosse attuale. Il ricordo non è vissuto come qualcosa di passato, ma come un’esperienza ancora in corso, che si impone alla coscienza in modo intrusivo.

Un elemento centrale del disturbo è la persistenza di uno stato di allerta. Il sistema di difesa dell’organismo rimane attivo anche in assenza di pericolo, rendendo difficile il ritorno a una condizione di sicurezza. La persona può sentirsi costantemente in tensione, come se dovesse affrontare una minaccia imminente.

Parallelamente, possono svilupparsi tentativi di evitamento. Tutto ciò che richiama l’evento traumatico – luoghi, persone, situazioni o anche stati emotivi – può essere evitato nel tentativo di ridurre il disagio. Questo però limita progressivamente la vita quotidiana e impedisce l’elaborazione dell’esperienza.

Nel tempo, il trauma può influenzare il modo in cui la persona percepisce sé stessa e il mondo. Possono emergere sentimenti di vulnerabilità, perdita di fiducia o difficoltà a sentirsi al sicuro. L’esperienza traumatica, non elaborata, tende a organizzare la percezione della realtà.

 

Cause

 Il PTSD è legato all’esposizione a un evento traumatico, ma non tutte le persone che vivono un trauma sviluppano il disturbo. Ciò indica che entrano in gioco diversi fattori che influenzano la vulnerabilità individuale.

Un primo elemento riguarda la natura dell’evento. Traumi improvvisi, intensi o ripetuti hanno un impatto maggiore, soprattutto quando la persona si è sentita impotente o senza possibilità di difesa. Anche la mancanza di supporto durante o dopo l’evento può aumentare il rischio.

Un secondo aspetto riguarda le caratteristiche individuali. La storia personale, le esperienze precedenti e le modalità di gestione dello stress influenzano il modo in cui il trauma viene elaborato. Persone che hanno vissuto altre esperienze difficili possono essere più vulnerabili.

Un ruolo importante è svolto dalla memoria traumatica. Nel PTSD, il ricordo dell’evento non viene integrato come memoria narrativa, ma rimane frammentato e legato a sensazioni, immagini ed emozioni intense. Questo rende il ricordo facilmente riattivabile.

Le strategie di coping influenzano il decorso del disturbo. L’evitamento, pur essendo una risposta comprensibile, impedisce il confronto con l’esperienza e ne mantiene l’impatto. Allo stesso modo, la difficoltà a condividere quanto accaduto può ostacolare l’elaborazione.

Infine, le relazioni giocano un ruolo fondamentale. La presenza o l’assenza di figure di riferimento, la possibilità di sentirsi compresi e sostenuti, incidono significativamente sul modo in cui il trauma viene vissuto e rielaborato.

 

Sintomi

 I sintomi del disturbo da stress post-traumatico si organizzano intorno a quattro aree principali: intrusione, evitamento, alterazioni cognitive ed emotive, e iperattivazione.

I sintomi intrusivi comprendono ricordi ricorrenti e involontari dell’evento traumatico, immagini vivide o incubi. In alcuni casi, la persona può vivere veri e propri flashback, in cui ha la sensazione di rivivere l’evento nel presente. Queste esperienze sono accompagnate da un’intensa attivazione emotiva e fisica.

L’evitamento riguarda il tentativo di allontanarsi da tutto ciò che può ricordare il trauma. Questo può includere luoghi, persone, conversazioni o attività. In alcuni casi, l’evitamento si estende anche agli stati interni, portando la persona a ridurre il contatto con le proprie emozioni.

Le alterazioni cognitive ed emotive possono includere difficoltà a ricordare parti dell’evento, convinzioni negative su sé stessi o sul mondo, senso di colpa o vergogna, e una riduzione dell’interesse per attività significative. La persona può sentirsi distaccata dagli altri o incapace di provare emozioni positive.

L’iperattivazione si manifesta con uno stato di allerta costante. Sono frequenti irritabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e una maggiore reattività agli stimoli. Anche segnali neutri possono essere percepiti come minacciosi, mantenendo attivo il sistema di difesa.

Questi sintomi, nel loro insieme, interferiscono con la vita quotidiana, rendendo difficile il funzionamento nelle relazioni, nel lavoro e nelle attività quotidiane.

 

Approccio terapeutico

 Nel lavoro psicoterapeutico, il PTSD viene affrontato con l’obiettivo di favorire l’elaborazione del trauma e il recupero di un senso di sicurezza.

Un primo passo consiste nel stabilizzare la persona, aiutandola a ridurre lo stato di allerta e a sviluppare strumenti per gestire l’attivazione emotiva. Questo è fondamentale per creare le condizioni necessarie al lavoro sul trauma.

Successivamente, si interviene sulla rielaborazione dell’esperienza traumatica. L’obiettivo non è rivivere il trauma, ma integrarlo in modo che possa essere riconosciuto come parte del passato. Questo processo permette di ridurre l’intensità delle reazioni emotive e la frequenza dei sintomi intrusivi.

Un aspetto importante riguarda la modifica delle convinzioni associate al trauma. La persona può aver sviluppato idee su sé stessa o sul mondo che riflettono l’esperienza traumatica. Il lavoro terapeutico consente di rivedere queste convinzioni e di costruire interpretazioni più flessibili.

Nel modello ad orientamento interpersonale, viene data particolare attenzione alle relazioni. Il trauma può compromettere la fiducia e la capacità di sentirsi al sicuro con gli altri. La relazione terapeutica offre uno spazio in cui è possibile sperimentare una forma di contatto più stabile e prevedibile.

Si lavora anche sulla riduzione dell’evitamento, accompagnando gradualmente la persona a riavvicinarsi a situazioni o stati emotivi evitati. Questo processo permette di recuperare spazi di vita e di ridurre il senso di limitazione.

Nel tempo, l’obiettivo è consentire alla persona di riconoscere l’esperienza traumatica come parte della propria storia, senza che continui a determinare il presente. Questo permette di recuperare un senso di continuità, sicurezza e possibilità nella propria vita.