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Dott.ssa Rita Terranova

3397744352
postmaster@ritaterranova.it
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
Dott.ssa Rita Terranova
Psicologa Psicoterapeuta
Firenze
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Con abilitazione alla psicoterapia
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Il comportamento aggressivo in adolescenza rappresenta un’area centrale di interesse nella psicologia dello sviluppo e nella psicopatologia dell’età evolutiva, in quanto espressione di un complesso intreccio tra fattori individuali, relazionali e contestuali. In questa fase evolutiva, l’aggressività non può essere interpretata esclusivamente come un comportamento disfunzionale, ma va compresa anche come modalità espressiva di tensioni interne, difficoltà di regolazione emotiva e ricerca di definizione identitaria.
Durante l’adolescenza, i processi di sviluppo neuropsicologico e psicoaffettivo sono ancora in fase di maturazione. La ridotta integrazione tra sistemi di controllo esecutivo e sistemi emotivi può favorire risposte impulsive e difficoltà nella modulazione degli stati affettivi. In questo contesto, il comportamento aggressivo può emergere come tentativo disfunzionale di gestione di vissuti di frustrazione, insicurezza o minaccia percepita all’autostima. Anche il gruppo dei pari assume un ruolo centrale, fungendo sia da contesto di regolazione sia da possibile amplificatore delle dinamiche aggressive.
Con l’evoluzione degli ambienti digitali, queste dinamiche si sono progressivamente trasferite anche nello spazio virtuale, dando origine al fenomeno del cyberbullismo. A differenza dell’aggressività tradizionale, che si manifesta in interazioni dirette, il cyberbullismo si caratterizza per la sua continuità, la potenziale anonimizzazione dell’aggressore e la diffusione amplificata dei contenuti. Tale fenomeno si colloca nel passaggio dal reale al virtuale, dove le barriere spazio-temporali vengono ridotte e l’impatto psicologico delle interazioni può risultare più pervasivo e persistente.
Il cyberbullismo modifica in modo significativo la percezione dell’interazione sociale. La mediazione tecnologica può ridurre l’inibizione comportamentale, facilitando l’espressione di contenuti aggressivi che nella relazione faccia a faccia potrebbero essere maggiormente controllati. Questo fenomeno è coerente con i meccanismi di disinibizione online studiati nella psicologia sociale, in cui la distanza fisica e la percezione ridotta delle conseguenze immediate contribuiscono a una minore attivazione del controllo empatico.
Dal punto di vista clinico, il cyberbullismo non riguarda soltanto l’aggressore, ma anche e soprattutto la vittima, che può sperimentare effetti psicologici significativi e persistenti. L’esposizione continua a contenuti denigratori o minacciosi può influire sull’autostima, sulla regolazione emotiva e sulla percezione di sicurezza personale, con possibili ricadute su ansia, umore e funzionamento sociale. La natura pervasiva del digitale amplifica inoltre il senso di non escapabilità della situazione, rendendo più complessa la possibilità di elaborazione e distacco dall’esperienza traumatica.
Un elemento clinicamente rilevante riguarda la trasformazione del concetto di responsabilità. Nel contesto digitale, la percezione dell’azione può risultare attenuata dalla mediazione dello schermo, favorendo una riduzione della consapevolezza delle conseguenze emotive sull’altro. Questo può contribuire a una dissociazione tra atto aggressivo e sua implicazione relazionale, con effetti sia sul piano comportamentale sia su quello etico.
In questo scenario, il ruolo dell’ambiente educativo e familiare diventa fondamentale. La costruzione di competenze emotive e relazionali, così come lo sviluppo della capacità di mentalizzazione, rappresentano fattori protettivi essenziali. L’intervento psicologico, in particolare, si orienta non solo alla gestione del comportamento problematico, ma anche alla comprensione delle sue funzioni sottostanti e dei contesti in cui si manifesta.
In conclusione, il comportamento aggressivo in adolescenza e il cyberbullismo non possono essere considerati fenomeni separati, ma espressioni diverse di una stessa complessità evolutiva e relazionale. Il passaggio dal reale al virtuale non elimina le dinamiche psicologiche sottostanti, ma le modifica, amplificandone la diffusione e la persistenza. L’approccio clinico richiede quindi una lettura integrata, capace di connettere sviluppo individuale, contesto relazionale e ambiente digitale.